Il partito, il partito, il partito. I prossimi anni saranno decisi dal fatto che ci sia o meno un partito preparato, di quadri decisi, audaci e autorevoli tra i lavoratori e le masse e che sappiano lottare per il socialismo. In una parola un partito comunista, rivoluzionario.
La classe dominante e il suo stato l'hanno capito, non è un caso che ogni tanto spunti qualche "terrorista rosso" sebbene bombe non se ne vedano da anni. Il compagno Bellomonte, che chi scrive non conosce, ma che dai compagni di A Manca è garantito come compagno estraneo alle accuse, è il simbolo del fango che si vuol gettare e si getterà su chi lotta per il socialismo. Per questo è urgente che a sinistra, i militanti onesti della base si uniscano alla costruzione di un partito che sappia abbattere il capitalismo e costruire la democrazia socialista, le cui doglie hanno preso la forma della crisi economica e politica attuale, ma che sta a noi portare a termine.
Il presidente Chávez lo ha detto chiaramente: “Insieme a voi mi gioco tutto" riferendosi alla classe operaia venezuelana, dopo l'annuncio della prossima nazionalizzazione di 5 fabbriche metallurgiche e una di ceramiche nel suo Paese. Rispetto a quello che si vive qua, vicino alla Polimeri di Porto Torres sembra un altro mondo. E in realtà sarebbe perfettamente possibile anche qua un passo del genere, oltre che necessario.
Però non sarebbe l'ultimo passo, nè quello decisivo. Per quanto sembri lontano da noi l'esempio del Venezuela è (con le dovute proporzioni) la fotografia dei tempi: la classe operaia, i lavoratori hanno un potere immenso, e potrebbero in poco tempo rovesciare il capitalismo se lo volessero, ma sono ostacolati dalla grande assenza del partito appunto.
Il fatto che in un paese come il Venezuela dove ci sono tutte le condizioni, e da anni, per far scattare la rivoluzione internazionale, dove il rapporto di forza tra le classi è imbarazzante tanto è cristallino, persino in un paese così, le misure socialiste procedono a singhiozzo per il tramite di una repubblica parlamentare borghese per giunta! una repubblica che vuole mantenere se stessa, non vuole, ovviamente, trascrescere nel socialismo, dare il colpo di grazia, togliere tutte le leve economiche alla borghesia, ai latifondisti, agli oligopoli. Sicuramente non sarà Chavez (che con mille acrobazie si mantiene tra capitale e proletariato) a condurre i lavoratori venezuelani alla rivoluzione socialista, e questo in riferimento alla nostra situazione significa una sola cosa: Bisogna moltiplicare gli sforzi per costruire un partito radicato nella classe! le elezioni europee e amministrative hanno dimostrato una volta di più la sfiducia montante verso i partiti, vasti settori della società italiana, sotto la pressione di una crisi economica che non accenna a diminuire, si pongono ogni giorno più domande, ma le risposte del governo e dei partiti borghesi sono come la cera delle candele, sotto il calore degli avvenimenti, dell'approfondirsi della crisi economica si squaglieranno e daranno a noi la possibilità di diventare direzione del movimento che sta per nascere dalle mile lotte in corso e le altre che già si annunciano. Con la rassegnazione, i dubbi esistenziali sulla sinistra, il rigetto della tradizione più sana e rivoluzionaria del movimento operaio, il vuoto e confuso richiamo al "rinnovamento" non si va da nessuna parte. Bisogna invece imparare dagli errori dei passati, dalle rivoluzioni mancate, perdute e tradite e compiere quello che finora non ci è riuscito, formare i quadri di un partito democratico ma unito nell'obbiettivo del socialismo, oggi, non nel futuro, discutere su tutti i fallimenti di una certa sinistra chiaccherona, governativa e oltretutto traditrice ma che arrogantemente si propone in continuazione.
Distruggere le visioni rozze, positiviste, evoluzioniste, decadenti, insomma invitare a una riflessione attenta sull'offerta del marxismo, lo studio concreto del movimento della società e delle sue classi, della loro lotta, delle loro direzioni, e non lo sterile adattamento delle proprie idee al proprio stato d'animo passeggero, confuso e sempre parziale. Quello che serve, costruiamolo!
sabato 6 giugno 2009
Conviene che si tenga un altro viaggio se vogliamo uscire da questo luogo selvaggio
Pubblicato da Gabriele meglio noto come gabriello a 6.6.09 4 commenti Link a questo post
mercoledì 27 maggio 2009
giovedì 7 maggio 2009
Sciopero di otto giorni al Petrolchimico
Pubblicato da l'ape operaia a 7.5.09 0 commenti Link a questo post
mercoledì 6 maggio 2009
...e se lo dice La Nuova...
segnalatomi dal puntuale Gabriello! hihihihihh
Pubblicato da TupacaMauro a 6.5.09 0 commenti Link a questo post
venerdì 1 maggio 2009
Pre-occupazione continua!
Pubblicato da TupacaMauro a 1.5.09 1 commenti Link a questo post
venerdì 17 aprile 2009
Ferrero: "Anch'io sequestrerei un manager!"
Pubblicato da TupacaMauro a 17.4.09 2 commenti Link a questo post
martedì 7 aprile 2009
GC Sassari per l'Abruzzo a supporto della Brigata di Solidarietà Attiva
Pubblicato da l'ape operaia a 7.4.09 0 commenti Link a questo post
Pre-occupazione!
Pubblicato da TupacaMauro a 7.4.09 0 commenti Link a questo post
mercoledì 1 aprile 2009
Lavorare e scoprire di essere cassa integrazione da tre mesi anche se la Regione ancora non l’ha concessa. Con Forus si Può!!!!!
Pubblicato da l'ape operaia a 1.4.09 0 commenti Link a questo post
martedì 31 marzo 2009
Solidarietà al compagno Michele Piras senior!
Pubblicato da TupacaMauro a 31.3.09 13 commenti Link a questo post
martedì 24 marzo 2009
Acqua passata
L'assemblea ha praticamente fallito nel suo intento, a detta degli stessi intervenuti, visto che a fronte di una richiesta di reintrodurre il "diritto" all'acqua si è arrivati ad un misero compromesso per "migliorare l'accesso all'acqua e l'azione di bonifica in tutto il mondo", "economizzare l'acqua" e "contrastare l'inquinamento di falde e fiumi".
Quindi nessuna posizione direttamente garantita dal legislatore in modo da assicurare al titolare il soddisfacimento di una propria utilità sostanziale (è la definizione di "diritto") ma solo dei buoni propositi che si scontreranno con l'utilità dei profitti delle grandi multinazionali che governano questo mercato.
Pubblicato da andrea l. a 24.3.09 0 commenti Link a questo post
lunedì 16 marzo 2009
Verso il partito sociale
I video del seminario "verso il Partito Sociale" tenutosi a Bologna il 14 marzo 2009. Le conclusioni di Paolo Ferrero>
Pubblicato da l'ape operaia a 16.3.09 0 commenti Link a questo post
lunedì 9 marzo 2009
Dopo le elezioni sarde, ancora centro-sinistra?
Si conclude così l’era Soru iniziata cinque anni fa quando l’uomo più ricco della Sardegna decide di entrare in politica nel campo del centro-sinistra, pur non essendo riconosciuto da subito come leader. Argomento dello scontro con gli allora segretari di Ds, Margherita e Rifondazione (Valentini) era la composizione del listino maggioritario previsto dalla legge elettorale: per Soru doveva essere composto da rappresentanti della società civile scelti da un comitato di saggi, e non doveva mancare un suo potere di veto in caso di nomi troppo vicini ai partiti.
Ma l’approssimarsi delle elezioni, un centro-destra spaccato e la vittoria concessa ai partiti sul listino fecero cambiare atteggiamento agli interlocutori e, per quanto ci riguarda, per l’allora gruppo dirigente di Rifondazione, Soru non era più colui che aveva “indossato i panni della sinistra per fare un’operazione di destra”, né quello che voleva praticare “la via sarda al peronismo” (per usare le parole di Valentini). Parte quindi l’alleanza, si vincono le elezioni nel 2004 e per tutta la legislatura, tra una battaglia per le entrate fiscali ingaggiata con lo Stato, gli americani che vanno via da La Maddalena e la tassa sul lusso, il nostro governatore compare su tutte le pagine della politica nazionale trattato alla stregua di un eroe che ha ridato dignità al popolo sardo.
La questione operaia nell’isola
Ma il popolo sardo è un’entità troppo vasta, occorre restringere il campo: è infatti sui temi del lavoro che il centrosinistra sardo ha fallito, e non è secondario ricordare che per tutta la legislatura il Prc ha coperto proprio l’assessorato al lavoro. Appiattendosi su una giunta priva di una strategia industriale, il Prc non ha presentato una ricetta di classe per porre fine alle vertenze che tutt’ora interessano l’isola: solo concertazione (al ribasso) e niente lotta! Alcuni dati dimostrano la correlazione negativa tra lotte per il posto di lavoro e vittoria delle destre. Nel Sulcis continua la lotta degli operai di Eurallumina a Portovesme, dove la multinazionale Rusal ha deciso di fermare gli impianti per un anno, ma nel collegio provinciale Cappellacci sorpassa l’ex governatore di 18 punti percentuali, mentre nel capoluogo Iglesias lo scarto è ancora maggiore: 25 punti. Tiene solo Carbonia (dove Soru supera di poco il 50%), città mineraria simbolo delle lotte operaie dove però 3 anni fa alle amministrative il centrosinistra vinse con l’80% dei consensi. In Ogliastra, dove sono presenti diversi cantieri navali, la crisi sta manifestando i suoi aspetti peggiori, con i lavoratori di Intermare (Arbatax) che, ingaggiando una guerra tra poveri, non tollerano la presenza di lavoratori rumeni. Qui Cappellacci prende il 53,45 % contro il 41,84% di Soru. Vanno alla destra anche le città dei poli industriali della provincia di Nuoro: Ottana, Macomer e Siniscola.
A Ottana il gruppo Dow Chemical proprietario di Equipolymers annuncia il suo disimpegno facendo rischiare il posto di lavoro ai lavoratori della zona, a quelli della centrale elettrica collegata, e facendo venir meno un acquirente di paraxirolo, prodotto a Sarroch, rischia di scatenare un effetto domino devastante. Risultato a favore della destra con 10 punti percentuali di differenza tra i due presidenti e 26 tra le due coalizioni. A Macomer, luogo simbolo della lotta dei lavoratori del tessile, Soru ha persino registrato una contestazione operaia durante la campagna elettorale. Qui il candidato del centrodestra prende il 49,41%, Soru il 43,44% (55,69% contro 37,04% il dato del voto per le coalizioni). Tiene Porto Torres, da pochi mesi scossa dall’ultima crisi del petrolchimico (descritta nel precedente numero di FalceMartello): sostanziale parità tra Soru (47,99%) e Cappellacci (47,92%), ma nelle amministrative del 2005 il centrodestra non arrivò neppure al ballottaggio.
Ovviamente non si ha a che fare solo con i lavoratori della produzione: alla protesta dei lavoratori della formazione professionale, che si è fatta sentire molto tempo prima del voto (con manifestazioni quotidiane sotto il palazzo della regione) si è aggiunta la protesta dei lavoratori del servizio idrico privatizzato proprio nella legislatura appena trascorsa. Ne si è avuto a che fare solo con i lavoratori dipendenti: basti pensare ai contadini stritolati dalle banche. Paradossale, visto l’agricoltura biologica e i prodotti tipici sardi sono stati uno dei cavalli di battaglia (insieme al turismo di qualità e alle nuove tecnologie) del Soru-pensiero.
fallimento del centro-sinistra e prospettive del prc
Alla vigilia del voto i segretari nazionali dei due partiti comunisti principali salutavano positivamente i quattro anni e mezzo di governo (senza aver fatto un’analisi dettagliata aldilà della retorica sulla dignità riconquistata dai sardi) e la nuova avventura della coalizione soriana (senza aver criticato il capriccio delle dimissioni anticipate). Se Diliberto auspicava che Veltroni imparasse da Soru su come vincere le elezioni, il nostro segretario Ferrero su un centro-sinistra modello Soru, ci avrebbe messo subito la firma. Bene compagni, se questo è il risultato del miglior centro-sinistra, avremo di che riflettere su come ricostruire la sinistra in Italia. Questa bocciatura che esce dai confini dell’isola e che porta alle dimissioni del leader del Pd, congiunta alla crisi che avanza con passi da gigante, deve essere un monito per il partito che a Chianciano ha decretato la sua “svolta a sinistra”. O si rompe con il Pd e con le sue giunte o ci facciamo trascinare dalla corrente. E il Prc sardo da questa corrente si è fatto trascinare eccome: non dimostrandosi all’altezza delle vertenze, sostenendo il presidenzialismo, la privatizzazione del servizio idrico, pronunciandosi solo a parole e non nei fatti contro la realizzazione del G-8 a La Maddalena per questa estate, appoggiando acriticamente le dimissioni del governatore volute, annunciate e ottenute anzitempo per capricci di leadership, perdendo perciò 10.000 voti, piazzando solo due consiglieri regionali e contribuendo a regalare la Sardegna alle destre che ora riscriveranno lo statuto utilizzando le coordinate ultrapresidenzialiste della legge statutaria, cancelleranno un piano paesaggistico salva coste con la scusa del lavoro (leggasi edilizia selvaggia) non difeso in altri settori e approfitteranno di ciò che rimane delle servitù militari per accrescerle. Ma se un tale trascinamento è a dir poco logico che sia subìto da chi guida il partito da posizioni moderate (che vanno oggi più che mai combattute), altro discorso è per tutte quelle zone del resto del paese dove la svolta a sinistra viene negata dalla pratica delle alleanze con il Pd con la scusa che “non ci sono automatismi”.
Da una parte si legittima un bipolarismo borghese, speculare nonostante i toni, sempre più teso alla nostra esclusione (abbiamo voglia noi di lamentarci contro l’accordo sullo sbarramento alle europee…), e dall’altra si manifesta l’autonomia del politico rispetto alla costruzione del partito nei gangli del conflitto, e non sarà una discussione esclusivamente proiettata sulla riunificazione estetica dei comunisti a salvarci. Perciò non accontentiamoci di un 5% sommato tra Prc e Pdci a garanzia del superamento dello sbarramento alle europee, ma andiamo oltre cercando piuttosto di intercettare (nella lotta) quei tanti punti percentuali che nelle realtà operaie hanno fatto la differenza dando la vittoria alle destre, oppure andando a riconquistarci la fiducia in quei tanti elettori sempre più stanchi di questa politica e che fanno dell’astensionismo la loro arma. La questione nella sua drammaticità è molto semplice: o si applica pienamente la svolta a sinistra (lo ripetiamo, se quello soriano era il miglior centro-sinistra, guardiamoci bene dal perseverare) o di uscita a sinistra dalla crisi del capitalismo non se ne parla.
Leggi tutto...Pubblicato da TupacaMauro a 9.3.09 0 commenti Link a questo post
giovedì 5 marzo 2009
Miracoli della scissione
Pubblicato da TupacaMauro a 5.3.09 0 commenti Link a questo post
mercoledì 25 febbraio 2009
In ricordo di Rosa Luxemburg
Pubblicato da TupacaMauro a 25.2.09 2 commenti Link a questo post
venerdì 20 febbraio 2009
Nazionalizzazioni, (b)anche no...
Invece un Berlusconi-Mussolini, appare sulla prima pagina dell'ossimorico quotidiano Libero; naturalmente nessuna declinazione negativa del fatto anzi "Silvio pronto a tutto. Marcia sulle banche. Berlusconi a sorpresa lancia la proposta di nazionalizzare gli istituti per fronteggiare la crisi. Come fece Mussolini che salvò l'Italia e la sua economia".
L'ennesima esternazione del presidente del consiglio, poi ritrattata, corretta, aggiustata (a volte il paragone con "1984" di Orwell è imbarazzante) fa discutere: si propone la nazionalizzazione delle banche per fronteggiare la crisi.
Ma che fa il cavaliere, ci supera a sinistra? Vuol fare tutto lui, maggioranza e opposizione? No nulla di tutto questo. La sua ricetta ricalca ciò che è già stato fatto in altri Paesi ossia l'utilizzo di soldi pubblici per salvare il salvabile.
Come in Gran Bretagna o in Germania o negli Stati Uniti, i contribuenti pagano una tassa occulta che permette al "sistema" di sopravvivere al suo stesso fallimento, salvo non poter incidere sulle decisioni di fondo ossia sulla politica del credito.
Quindi nessun sorpasso a sinistra, semmai un ulteriore virata a destra verso quell'economia sociale di mercato, fatta di azzeramento dei conflitti sociali (nel quale si inserisce la riforma dei contratti e la piduistica frattura generata nel mondo sindacale) inserita in un ottica di futuro benessere che stenta sempre a farsi notare.
Pubblicato da andrea l. a 20.2.09 1 commenti Link a questo post
venerdì 13 febbraio 2009
Medioevo? No, grazie.
Pubblicato da Gabriele meglio noto come gabriello a 13.2.09 0 commenti Link a questo post
martedì 10 febbraio 2009
Paolo Ferrero a Sassari
Pubblicato da TupacaMauro a 10.2.09 0 commenti Link a questo post
La lotta dei lavoratori ELECTA
Riceviamo e pubblichiamo alcune note di Elena Zolo sui call center di Sassari e in particolare sulla vicenda Electa.
Ad aprile del 2007, in seguito ad accordo sindacale, la Electa Spa, ha stabilizzato tutti i 184 co.co.pro in essere in azienda. Immediatamente la notizia è stata riportata con grande enfasi sui giornali e le televisioni locali
Infatti in questi anni ho sempre ritenuto che la Electa, a fronte della possibilità di regolarizzare la propria posizione approfittando anche di consistenti incentivi e sgravi fiscali e contributivi, avrebbe dovuto concedere condizioni molto più favorevoli di quelle concordate il 6 aprile 2007, dopo appena due giorni di trattativa.
In particolare l’accordo prevedeva il passaggio dal contratto metalmeccanici a quello delle telecomunicazioni, quindi ad un contratto non solo peggiorativo sia sotto l’aspetto economico che normativo (vedi disciplina sugli orari di lavoro), ma anche dal settore dell’industria a quello del terziario, con gravi perdite sotto l’aspetto degli ammortizzatori sociali.
Il cambiamento del contratto violava “l’avviso comune sui call-center” sottoscritto da Cgil, Cisl, Uil e Confindustria. Nel 1999 con il nome di Antas, l’azienda ha usufruito di agevolazioni contributive e fiscali regionali per l’assunzione a tempo indeterminato, terminate le quali, nel 2001, dopo aver cambiato nome da Antas a Recall, ha aperto una procedura di mobilità per 24 dipendenti. Non essendoci alcuno stato di crisi (l’azienda era in attivo e assumeva nuovo personale) la procedura di mobilità si è conclusa senza accordo sindacale.
Con la procedura di mobilità ancora in corso, la Recall (ora Electa) assumeva lavoratori parasubordinati, gli allora co.co.co e contemporaneamente rientrava nel contratto d’area, ottenendo altro danaro pubblico (7 miliardi di lire) con i quali ha costruito un lussuoso capannone (denominato dagli operatori della zona “il castello”) nella zona industriale Predda Niedda di Sassari che, appena terminato, ha venduto.
Nel 1999 il personale era composto da circa 100 dipendenti tutti a tempo indeterminato, nel corso degli anni, prima con la mobilità, poi con diversi incentivi all’esodo - disposti unilateralmente per i soli dipendenti stabili – e con il ricorso al lavoro precario, si è arrivati nel 2007 a 54 lavoratori stabili e 184 co.co.pro.
Conoscendo questi precedenti, ho immediatamente avuto il sospetto che la Electa volesse solo ottenere gli incentivi e gli sgravi previsti dalla Finanziaria 2007, alleggerendosi anche degli oneri per gli ammortizzatori sociali. A questo si aggiunge che l’accordo prevedeva solo rapporti part-time e livelli bassissimi: il II e III livello, nonostante i co.co.pro fossero impiegati a tempo pieno e avessero acquisito nel corso degli anni grande professionalità, oltre che la perita dei buoni pasto.
Con queste stabilizzazioni l’azienda ha usufruito di danaro pubblico per oltre 1.800.000 euro (10.000 euro ad assunto), più le agevolazioni regionali, mentre i lavoratori hanno dovuto firmare un atto di conciliazione e quindi rinunciare al pregresso (in media 6 anni di contributi, ferie, permessi, tfr…). Per non perdere questi soldi (soldi nostri, contributi pubblici) la Electa aveva l’obbligo di mantenere in azienda gli “stabilizzati” per almeno due anni.
Non sono una veggente, ma conosco la Electa, il mio timore era che ripetesse quanto già fatto: scaduto il termine, tutti a casa e con il nuovo contratto senza nemmeno assegno di mobilità.
Mancano meno di tre mesi alla scadenza del termine e i lavoratori della Electa Spa sono in sciopero ad oltranza da una settimana, non ricevono lo stipendio da mesi, che fine ha fatto quel 1.800.000 euro di soldi pubblici? Oggi l’azienda si è impegnata ad illustrare a breve il nuovo piano industriale, ma intanto ha annunciato tagli in tutti i settori.
Purtroppo la Electa non mi ha smentita, purtroppo, mi dispiace dirlo, avevo ragione, purtroppo questa mattina i firmatari di quell’accordo capestro hanno invitato i lavoratori a ritirare lo sciopero, ma non hanno spigato il motivo per il quale due anni fa hanno detto che la mobilità è prevista per legge per tutti, omettendo di dire che solo i lavoratori di alcuni settori hanno diritto alla cassa integrazione e quindi all’assegno di mobilità: i metalmeccanici si, le telecomunicazioni no. I lavoratori riuniti in assemblea autoconvocata decideranno nuove azioni di lotta, mentre la Electa continuerà, magari sotto altro nome, a spillare soldi pubblici. Tutto questo è vergognoso!
Elena Zolo
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domenica 8 febbraio 2009
Mercoledì 11 - Assemblea per i lavoratori in lotta
"Una nuova stagione di lotte sociali: le proposte di Rifondazione a tutela di salari e occupazione". Alle 18,30 presso il dopolavoro ferroviario (piazza della stazione 18) interverranno Andrea Lai (segratario del circolo "E. Berlinguer" di Sassari e candidato alle regionali) e Alessandro Giardiello (responsabile nazionale del dipartimento "partito nei luoghi di lavoro" del Prc).
Leggi tutto...Pubblicato da TupacaMauro a 8.2.09 0 commenti Link a questo post